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Dopo la condanna di Lo Giudice ad Agrigento gli altri intrecci mafia-politica

2 Marzo 2008 · Nessun Commento

L’ex assessore ai Lavori pubblici della Regione siciliana Vincenzo Lo Giudice, detto mancialasagne, coinvolto nell’inchiesta Alta mafia di cui parlo a lungo nel mio libro (La zona grigia, professionisti al servizio della mafia) è stato condannato a 16 anni e 8 mesi di carcere. Per i giudici Lo Giudice è colpevole, tra le altre cose, di associazione mafiosa: secondo l’accusa il politico dell’Udc era in grado di condizionare e di farsi obbedire dalla potente cosca mafiosa di Canicattì, il suo paese, al cui vertice c’era Di Caro. Lo Giudice torna dunque in carcere, ma resta tutto il problema di una provincia fortemente intrisa di cultura e interessi mafiosi.

Nelle ultime settimane nella provincia di Totò Cuffaro, ex presidente della Regione siciliana condannato a cinque anni di carcere per favoreggiamento ai mafiosi, spuntano i nomi di altri esponenti politici che avrebbero avuto rapporti con Cosa nostra come Giusy Savarino (deputato all’Assemblea regionale dell’Udc) e Decio Terrana , altro deputato regionale dell’Udc. Insomma ad Agrigento, secondo quanto ormai processualmente chiarito e secondo quanto risulta dai racconti dei collaboratori di giustizia, gli intrecci tra mafia e politica, attraverso l’abile mediazione di professionisti e imprenditori, resta concreta. Nel momento in cui si va verso il rinnovo del Parlamento e dell’Assemblea regionale siciliana ci si aspetterebbe un reale rinnovo dei candidati ma ad Agrigento siamo alle prese con il solito trasformismo. Quello del sindaco Marco Zambuto che ormai passerà alla storia come il pirandelliano uno, nessuno, centomila. Ma non è di questo che si parla oggi.   

Categorie: libri · mafia · news · politica e mafia · professionisti e mafia
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